Un'ora di (non) corso

Ho aguzzato la vista e tenuto bene aperte le orecchie. Sono stata per un'ora un'intrusa, ma mi son divertita tantissimo.

Era il mio primo corso da una cake designer. 

Cos'ho fatto? Nulla. Guardavo e ascoltavo.

13 donne, disposte su un tavolo a U, ognuna con la sua postazione. Biscotti e muffin che diventano altro dopo l'intervento di aspiranti cake designer.

Pasta di zucchero davanti ad ogni allieva. Pasta di cioccolata che si trasforma in cioccolatini decorati.

Esercizi di manualità per tutte e grossa concentrazione.

Piccoli e grandi attrezzi che a ben vedere forse con la pasticceria non c'entrano molto. E da dove arrivano? I negozi per attività delle belle arti sono luoghi che ogni cake designer ha visitato almeno una volta.

Creazioni che prendono forma. Piccoli trucchi snocciolati tra un'indicazione e l'altra.

Bilance che pesano zucchero e altri ingredienti che diventeranno materiale per decorare.

Lavorare da sole, non essendo sole e sbirciando quello che fa la nostra vicina di banco, complimentandosi con lei quando le sue forme sono più belle delle nostre e allora giù ancora più decise con motivazioni maggiori. Poi l'occhio attento di chi insegna, quel modo gentile di portare tutte verso l'obiettivo finale.

Io guardavo e ascoltavo e devo essere sincera, non ho avuto il coraggio di provare. La pasta di zucchero è mia amica, quando a manipolarla sono gli altri, le altre.

E con le mani altrui diventa fiocco, diventa cuore, diventa di tutto di più.

Diventerà grossa soddisfazione alla fine del corso, quando ci porteremo la nostra piccola opera d'arte a casa.

 

Per quanto mi riguarda non posso dire grazie alle mie manine, che non hanno prodotto nulla. Per ora. Ma per questa splendida ora nel modo del cake design mi preme ringraziare Marica, La Mucca Sbronza e Chiara, che mi ha fatto da cicerone.