Inspired DressCake - Korinthia

Quando, nell’aprile del 2015, sono stata invitata dalle curatrici Mary e Nuni Cocciolo alla I edizione della Biennale di SugarArt, che si poi sarebbe tenuta a Torino dal 19 al 24 settembre 2015, mi sono chiesta se avessi dovuto presentare un’opera che si ispirasse all’architettura e all’arte, oppure continuare nel mio percorso legato alle Inspired Dresscake
Poteva esserci un trait d’union tra l’architettura e la moda e la sugar art?

Immediatamente mi è venuta in mente la figura dello stilista Gianfranco Ferré che, prima di diventare uno dei maggiori stilisti italiani riconosciuto a livelli internazionali, aveva studiato e si era laureato in Architettura al Politecnico di Milano.

I miei pensieri sono andati agli anni ‘80, a quando mi trasferii da Potenza a Roma proprio per studiare Architettura, alla moda legata a quegli anni, di cui Ferré fu uno dei maggiori esponenti con il suo stile inimitabile.

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Ho pensato di creare un’opera di sugar art legata all’archetipo dell’architettura classica che è la colonna riflettendo e studiando proprio il lavoro del Maestro Ferré.
E’ nata Korinthia il cui processo progettuale è stato abbastanza lungo e complesso.

Risalire al mondo di Ferrè non è stato immediato e ha richiesto una fase di studio e di progettazione più lunga.
Fondamentale, nel mese di maggio, è stata la scoperta e la consultazione della Fondazione Gianfranco Ferré che, con i suoi preziosi archivi, mi ha facilitato nell’individuazione, tra tanti, di quello che poi è stato l’abito da cui ho tratto ispirazione.

Korinthia pertanto è una Inspired DressCake che prende spunto da un abito della collezione PE del 1987 dello stilista Gianfranco Ferré, composto da gonna, top e bolero.
La gonna ed il top sono realizzati in cady di seta, mentre il bolero è una scocca in cady di seta bianco con maniche ad imbuto, sulla quale sono applicati, in modo fitto e irregolare, fiori in organza e gazar di seta di varie dimensioni, colori e fogge. L’inserimento di piccoli volants in sbieco, di gambi e foglie in tessuto accentua l’effetto di un gigantesco bouquet.
Nastro nero impunturato annodato e fissato a mezzo fiocco.(cit. Archivio Ferrè)

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Un amore a prima vista! Impegnativo, lungo, ma non impossibile.
Le immagini di riferimento erano solo quelle qui riportate ma le idee iniziavano a prendere forma: l’inspired DressCake sarebbe stata composta da tre volumi ben determinati e i materiali sarebbero stati la pasta di zucchero e la waferpaper perché al meglio rappresentavano l’idea che sottendendeva l’abito di Ferré .

Per prima cosa mi sono concentrata sulla progettazione e realizzazione del bolero.
Ho iniziato a tagliare, assemblare, modellare e decostruire centinaia di petali in waferpaper, partendo sempre da figure geometriche: cerchi ed ellissi.

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Agli inizi di giugno, per puro caso, (anche se io sono convinta che niente è per caso) mi è sembrato di riconoscere, da un dettaglio ben preciso, in un articolo di una rivista di settore, l’abito di Ferrè da me scelto.
Questo ultimo, insieme ad altri abiti di grandi maestri della Haute Couture, sarebbe stato esposto al pubblico, in una mostra intitolata “Giardini di seta” presso Villa Bernasconi a Cernobbio.
La mostra avrebbe raccolto gli abiti di grandi stilisti nazionali ed internazionali realizzati con sete e tessuti dei maestri comaschi.
Grazie alla documentazione fotografica ho potuto valutare dettagli che non conoscevo.

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Descrivere un passo passo di ogni singolo fiore o petalo è cosa praticamente impossibile, perché ogni singolo petalo o fiore in wafer paper è stato modellato e assemblato con tecniche e colorazioni diverse prediligendo per quest’ultima l’uso dell’aerografo e dei colori edibili.

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Per quanto riguarda la parte inferiore dell’opera, ovvero la gonna, che nel progetto di Ferrè è costruita sulla figura geometrica della spirale, ho voluto invece fare riferimento all’architettura classica, stilizzando il fusto di una colonna dell’ordine corinzio esaltando ancor più il forte contrasto tra la dinamicità, i colori e la varietà di un bouquet primaverile e l’asciuttezza, lo slancio e la robustezza di una colonna nata per la prima volta nella regione storica della Grecia antica, culla e radice dell’architettura classica la Corinzia, da cui anche il nome dell’opera “Korinthia“.

Non ultimo dettaglio il nastro nero impunturato annodato e fissato a mezzo fiocco.
Sia la parte inferiore dell’opera che il fiocco, sono realizzati in pasta di zucchero impressi con un patten a linee verticali.

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Spero che attraverso quest’opera unica, sia riuscita ad esprimere una sintesi tra architettura, moda e sugar art, l’architettura e la classicità che fanno parte della mia formazione e l’haute couture che è una delle mie muse ispiratrici, nonché aver reso un tributo alle “architetture tessili” di Gianfranco Ferré che amava dire:
"in ogni mia creazione c’è un briciolo di ciò che ho imparato al Politecnico…"

 

Testo e foto dell’opera: Maria Antonietta Motta
Fonti:
foto e descrizione dell’abito di Ferré archivio Fondazione Gianfranco Ferré
www.fondazionegianfrancoferre.com
foto mostra: fondazione Ratti http://www.fondazioneratti.org/

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